E' on line il nuovo numero di Silmarillon!
Scritture contemporanee, il declino del punto e virgola, il mestiere dello sceneggiatore, un'interessante intervista sul mestiere dell'editor e molto altro ancora.
Buona lettura!
Faccio sempre una gran fatica a segnare sull'agenda appuntamenti e impegni vari, non mi basta mai lo spazio, accavallo scritte e orari e l'agenda diventa inguardabile!
Anche solo visivamente, che senso di pesantezza e affaticamento: un po' impegnativo e poco stimolante come stato d'animo per affrontare una giornata!
L'uso dei colori mi aiuta, ma non abbastanza.
Roberta Buzzacchino oggi segnala il Chronotebook: la sua segnalazione la faccio mia :-D .

Si tratta di un'agenda molto semplice "chiara, intuitiva e facile da usare".
Una descrizione precisa dal sito frizzifrizzi.it : "Su ogni pagina di questa particolarissima e minimale agenda sono infatti stampati due cerchi che rappresentano i quadranti di un orologio analogico. Le pagine di sinistra sono per le prime dodici ore della giornata (AM). Quelle di destra rappresentano le altre dodici ore (PM).
Basta tirare una linea, come vedete nelle immagini che seguono, e l’appuntamente è bello e segnato. Avete due cose da fare contemporaneamente? Proseguite con la linea e scrivete anche quello."

Oggi ho provato ad organizzare così i miei impegni; disegnati due cerchi e appuntato tutto. Mi è piaciuto, molto.
La giornata scorre e gli impegni con lei, fluidi. Tutto si organizza sotto gli occhi e sembra più semplice; anche gli impegni in contemporanea sembrano più gestibili.
Poi per me, che ho una buona memoria visiva, è utilissimo per fissare in testa l'intera giornata. E ricordarmi più o meno tutto, anche con l'agenda chiusa.
Ho appena ritrovato tra le mie cartelle una bella lezione di Luisa Carrada sul Corporate blogging, tenuta nel corso del seminario Intermediando.
Me la sono appena riascoltata tutta: sempre utile, fresca e piena di spunti di riflessione.
E' uscito il nuovo numero di Silmarillon; titolo del dossier è Scritture contemporanee.
A partire dall'editoriale di Francesca Pacini, articoli e interviste da non perdere.
Nel primo numero del 2008 di brandforum.it si parla di nuove vie di promozione della marca: mobile marketing, advergames, viral, buzz e word-of-mouth marketing.
Mister Baby (fresco di restyling) e l' Acquedotto Pugliese (vero e proprio brand) sono protagonisti della sezione "Brand in Italy".
Buona lettura.
E' online il nuovo numero di QC2, edito da Ars Europa.
"In questo numero: intervista ad Antonio Ricci: "Vent'anni sulla cresta dell'onda", speciale semiotica applicata alla televisione: "Striscia la Notizia ", WEB INTERFACE: " ITUNES: mille di queste interfacce ", MODA: "Intuizione, percezione e interpretazione" e altri articoli di approfondimento."
Potete scaricarlo gratuitamente on line.
E' uscito il nuovo numero di Silmarillon: librerie di ieri e di oggi.
Dall'editoriale di Francesca Pacini, alla mappa della sua libreria, alle interviste a editori e librai: ricco di contenuti e spunti interessanti.
Un paio di preziose indicazioni dal sito www.scrittura.org:
Sempre in tema di revisione, tengo sempre a mente gli ottimi consigli di Luisa Carrada.
Qualche giorno fa, nel cuore della notte, seduta accanto al lettino della piccola Alice ammalata e insonne, mi sono "inventata" le micro-storie. Il mio intento era quello di proporle storielle brevi e veloci, che si esaurissero nel tempo di 1 minuto, massimo 2. Tempo di dare uno sguardo veloce ai fondali marini, di far saltare uno scoiattolo da un ramo all'altro, tempo di una lacrima che bagna un sorriso, di un bruco che diventa farfalla.
E così le micro-storie, da qualche giorno, soddisfano la voglia di favole della mia bimba nei risvegli notturni. Per lei sono come una carezza per riprendere il sonno serena.
Come per tutte le favole che le racconto, anche queste micro-storie mi piace improvvisarle, sempre, imponendomi il rigore del minuto, con qualche eccezione, rara. Un'ottima ginnastica per la mente, le parole, la fantasia.
Ne ho appena raccontata una, e tornata al computer, leggo questo articolo di Giovanna Zucconi, tratto da TuttoLibri di questa settimana. Un esempio di come una parola diventa un micro-romanzo:
"Più accorto l'uso che delle parole fa Adam Jacot, già oscuro redattore di quiz per la Bbc. Adam ha spulciato dizionari in lingue astruse, collezionando i termini capaci di esprimere concetti che in inglese richiederebbero lunghi giri di frase. Pisan zapras, in malese, è una misura di tempo: quanto occorre a mangiare una banana. Oka-shete, in Namibia, indica difficoltà di minzione in chi ha mangiato rane prima della stagione piogge. Parole difficilmente di uso comune nella City: ciascuna, però, è un micro-romanzo. Adam Jacot le ha raccolte e pubblicate. Il suo primo libro, The Meaning of Tingo, ha venduto a sorpresa cinquantamila copie, e ora esce il seguito, Toujour Tingo. La secchioneria paga."
In una parola: una storia, una poesia, un racconto.
Queste cose mi incuriosiscono e mi affascinano da sempre.
Qui trovate il blog sui due libri. Non è aggiornato, ho dato una rapidissima occhiata, mi sembra che ci sia comunque qualcosa di curioso.
PS: The Meaning of Tingo, "Il significato di tingo" ovvero il modo in cui sull'Isola di Pasqua definiscono il "prendere in prestito cose dalla casa di un amico, una a una, sino a quando non gli resta niente".
Via Creative Classics ho scoperto l' articolo di Roberta Buzzacchino Storia di un pensiero che da lineare ritornò ad essere radiale.
Letto tutto d'un fiato.
Come le mappe mentali ti smuovono il pensiero, ti aiutano a leggere le cose in modo differente, ti portano in angoli nascosti della mente, ti portano oltre la prima impressione, su sentieri inesplorati.
Ti portano. Basta lasciarsi un po' andare.
Appena letto e apprezzato. La fonte è Tuttolibri inserto de La Stampa.
Copio e incollo perchè settimana prossima non ci sarà più!
Brutto parlare biotech di Gian Luigi Beccaria.
Ogni tanto m'imbatto in parole nuove che non mi piacciono, ma poi man mano, con una certa fatica, ci si abitua. Capita spesso con gli anglismi. Proprio non sopporto infolderare, anche se c'è chi già lo usa in senso metaforico, scherzoso, per «nascondere», da folder, parola inglese anch'essa accolta dalla nostra lingua nel senso di «cartella», «raccoglitore di fogli», e «cartella di un programma informatico». Vedo che in campo aziendale usano piccoli mostri come rebrandare, per rinominare, cambiare marchio, da brand marchio, altro anglismo insopportabile. Passati ormai editare, o replicare, di origine informatica, nel senso di «rispondere per posta elettronica» (da to replay, mentre il replay calcistico nel senso di «moviola» è soltanto nostro, di noi più inglesi degli inglesi, i quali mi sembra dicano «partita di ritorno»).
C'è però poco da scegliere. Meglio queste brutture neologistiche o certo lessico politico insopportabile? Meglio i doppiopesisti, i cerchiobottisti, i girotondini, il malpancismo e i malpancisti, il benaltrismo (dal «c'è ben altro!»), la questione morale, i nani e le ballerine, il decisionismo, la casa delle libertà, come la casa del prosciutto, la casa del mobile, e adesso il grillismo...? Non se ne può più. Ho sentito tempo fa un ministro della Repubblica che ha detto «avevo già attenzionate... ecc.». Siamo arrivati al punto che quando senti qualche scrittore parlare, Fruttero per esempio in tv da Fazio, ti si apre il cuore. Senti un senso di sollievo, liberatorio, una lingua vera, che esiste, quella che i più stanno dimenticando.
Perché non «torcere il collo» all'eloquenza fasulla, una lingua biotech che non vorrei mai vedere clonata come quella mucca con Dna modificato al fine di ricavarne un latte più ricco di caseina. Forse io sono un po' troppo vecchio stampo, ma preferisco chi dice «spiccioli» e non «moneta divisionale». Ho sempre sostenuto che vanno buttate via frasi del tipo «Un organico collegamento interdisciplinare ad una prassi di lavoro di gruppo», in apparenza dotata di senso compiuto, in realtà inutile, ridondante vuotaggine.
L'«approccio metodologico per studi di fattibilità» ha imperversato sulle bocche di centinaia di assessori, senza condurci da nessuna parte. Che cos'è quest'handicap generale che ci sovrasta? Si parla come a un popolo di handicappati nel cervello, per cumuli di luoghi comuni, senza sapori, senza forza e acume. Facciamola finita.
(tratto da Tuttolibri de La Stampa del 20/10/2007)
In questi giorni ho postato poco, sono stata sempre di fretta e il poco tempo che avevo a disposizione l'ho usato per leggere tutto quello che mi offriva la rete. Un concentrato di blog, notizie, webzine...
Poi, per necessità di lavoro, ho cominciato a pulire il desktop, a mettere un po' di ordine tra le tante cartelle e a sistematizzare i vari contenuti.
Ma sul più bello mi sono imbattuta in alcune lezioni di Giulio Mozzi. Le trovate qui, sotto la voce Materiale sullo scrivere: 100 chiaccherate sulla scrittura e sulla narrazione e un corso di scrittura condensato.
Neanche dirlo. Ho abbandonato il mio lavoro certosino e mi sono immersa nella lettura.
Lezioni da sorbire poco a poco, gustandole e facendone tesoro. Preziose e generose.
Un piccolo spunto di riflessione: da Silmarillon mi è appena arrivato Zibaldone, l'aforisma della settimana.
"Credo che per fare del giornalismo si debba essere innanzitutto degli uomini buoni, o delle donne buone: dei buoni esseri umani. Le persone cattive non possono essere dei bravi giornalisti. Se si è una buona persona, si può tentare di capire gli altri, le loro intenzioni, la loro fede, le loro difficoltà, le loro tragedie. E diventare immediatamente, fin dal primo momento, parte del loro destino. È una qualità che in psicologia viene chiamata "empatia". Attraverso l'empatia si può capire il carattere del proprio interlocutore e condividere in maniera naturale e sincera il destino e i problemi degli altri."
(Ryszard Kapuscinski - Il cinico non è adatto a questo mestiere)