Faccio sempre una gran fatica a segnare sull'agenda appuntamenti e impegni vari, non mi basta mai lo spazio, accavallo scritte e orari e l'agenda diventa inguardabile!
Anche solo visivamente, che senso di pesantezza e affaticamento: un po' impegnativo e poco stimolante come stato d'animo per affrontare una giornata!
L'uso dei colori mi aiuta, ma non abbastanza.
Roberta Buzzacchino oggi segnala il Chronotebook: la sua segnalazione la faccio mia :-D .

Si tratta di un'agenda molto semplice "chiara, intuitiva e facile da usare".
Una descrizione precisa dal sito frizzifrizzi.it : "Su ogni pagina di questa particolarissima e minimale agenda sono infatti stampati due cerchi che rappresentano i quadranti di un orologio analogico. Le pagine di sinistra sono per le prime dodici ore della giornata (AM). Quelle di destra rappresentano le altre dodici ore (PM).
Basta tirare una linea, come vedete nelle immagini che seguono, e l’appuntamente è bello e segnato. Avete due cose da fare contemporaneamente? Proseguite con la linea e scrivete anche quello."

Oggi ho provato ad organizzare così i miei impegni; disegnati due cerchi e appuntato tutto. Mi è piaciuto, molto.
La giornata scorre e gli impegni con lei, fluidi. Tutto si organizza sotto gli occhi e sembra più semplice; anche gli impegni in contemporanea sembrano più gestibili.
Poi per me, che ho una buona memoria visiva, è utilissimo per fissare in testa l'intera giornata. E ricordarmi più o meno tutto, anche con l'agenda chiusa.
Immaginazione, un frigorifero, fornelli, pennarello, macchina fotografica e uno straordinario copy sono gli ingredienti che hanno fatto di un semplice sito web, un sito davvero orginale. Da vedere.
La segnalazione mi arriva dalla newsletter di Manfatta.
"¿Es posible desarrollar un web entero escribiendo encima de tu nevera? Los ingredientes de este sitio singular son: imaginación, nevera y fogones (reales), rotulador, cámara y un copy extraordinario. Objetivo: promocionar el libro de relatos (escrito por Miranda July, propietaria de la nevera). El libro, por cierto, está disponible en dos colores de portada distintos para que el lector pueda “coordinarlo”. Para nosotros este proyecto ejemplifica que es posible transmitir un mensaje de forma eficiente sin gastarse un dineral."
"Chi controlla il profumo controlla il cuore delle persone” (Patrick Süskind, Il profumo, Longanesi & C., Milano, 1985)
Si chiama marketing olfattivo e fa comunicazione con i profumi.
Se per alcuni prodotti la funzione profumante è sempre stata essenziale, vedi profumi, deodoranti, detersivi..., ora sono tanti e disparati i contesti e i prodotti dove si ricorre alla comunicazione olfattiva. Alberghi, grandi magazzini, negozi...dove sprigionano profumi, dosati e calibrati per aumentare i desideri e annullare qualsiasi malessere. La Sony diffonde profumo di vaniglia e mandarino tra i banchi dell'elettronica per far intrattenere i clienti più a lungo. Le Cadillac escono dalla linea di montaggio senza il caratteristico odore di plastica, ma profumate di Nuance, il profumo corporate dell'azienda. Nei grandi magazzini Bloomingdale's ci sono aromi diversi a seconda dei reparti: cocco per gli spazi dedicati alla spiaggia, talco per l'area dei bambini...e sono state adottate alcune accortezze architettoniche per evitare la confusione tra gli odori. Ci sono stati esperimenti di marketing olfattivo nei cinema dove attraverso un piccolo leaflet si potevano odorare le scene del film.
Un breve accenno ad alcuni pro e contro.
Comunicazione olfattiva per:
Con alcuni rischi:
Anche se in questi ultimi casi non è il marketing olfattivo che va messo sotto accusa, ma piuttosto il manager che ne fa un cattivo uso!
Tutti questi argomenti sono trattati in modo più preciso e dettagliato qui, dove si parla anche di polisensorialità e di logo olfattivo.
Specchio delle mie brame. Dodici anni di spot televisivi. di Giovanni Manetti.
150 spot, dal 1994 al 2006, smontati, analizzati e studiati per cogliere i sottili meccanismi grazie ai quali ci catturano e persuadono!
Qui la presentazione del libro in formato pdf.
Ecco il mio prossimo acquisto!
Ascoltando la radio ho sentito scarpe parlare, posate intrattenersi in conversazioni e battute...Mi sono venute in mente le verdurine che cantano chiamando il loro riso preferito, quelle che inneggiano al formaggio stagionato...insomma un gran chiacchiericcio di prodotti!
Non avevo mai prestato molta attenzione a questo tipo di pubblicità, ma è evidente che mi aveva già colpita, visto che è bastato l'imput di oggi per rievocare un gran numero di pubblicità "dai prodotti parlanti".
Mentre già riflettevo sulla cosa e mi chiedevo se fa colpo, come e perchè si è deciso di far parlare i prodotti, mi è venuta in mente la Pimpa. Avete presente quel cagnolino bianco a pois rossi con la lingua a penzoloni e due occhioni grandi e vispi? Ecco, la Pimpa. Con lei prendono voce tutti gli oggetti di casa, la poltrona, lo specchio, il cappello, il phon...Il burro si spalma sul pane che poi si tuffa sulla tazza di latte, il letto esce di casa con la sveglia e vanno in gita al mare... Insomma con la Pimpa c'è tutto un mondo di cose, di fiori, di alberi, di animali che parla, un mondo che vuole riprodurre il mondo che si creano i bimbi, cui loro danno voce, nome... Come dice Francesco Tullio Altan "la Pimpa l'ho creata nel 1975 per mia figlia Chicca, osservando che lei, come tutti i bambini, trattava le cose come esseri animati: se sbatteva contro una sedia, per esempio, le diceva Cattiva! Così ho inventato un fumetto come la Pimpa, dove tutte le cose sono animate, tutti gli oggetti parlano''
Ma allora perchè la pubblicità, non di un giocattolo, dunque non diretta ad un bimbo, nè tanto meno su di un prodotto sul quale si richiede la pressione di un bimbo ad un genitore, ma di un prodotto come il parmigiano, perchè farlo parlare, ballare e cantare?
Cosa muove a questa scelta un pubblicitario? La cosa mi incuriosisce. Forse vi sembrerà una banalità, ma quando mi affiorano alla mente tante domande mi piace cercare le risposte. Ecco qui un bel post-it. Mi riprometto di approfondire l'argomento.
Nell'ultimo numero de L'Impresa di comunicazione Biagio Vanacore si domandava se " nella pubblicità la Serendipity deve essere interpretata come merito o fortuna, come un'apologia del sapere, qualunque esso sia, o come la capacità di trovare l'idea giusta quando serve?".
Direi che la fortuna la sua parte la fa, ma una parte iniziale, dopodichè solo curiosità, prontezza, acume e attenzione ci porteranno dove non avremmo pensato di arrivare. Non partendo da lì!
La Serendipità la vedo come una risorsa. Sono tanti gli stimoli che riceviamo ogni giorno, e prestando attenzione a ciò che ci capita intorno, con un occhio curioso, attento, un po' di fantasia e di intuito, anche quando non ce lo aspettiamo, o quando cercavamo altro, troveremo "cose belle e buone"...
P.S.: A tal proposito mi è tornato alla mente un altro articolo letto un po' di tempo fa su Ticonzero.